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La Leggenda dei Dodici Gatti

C’erano una volta, in un piccolo paese dell’antico Egitto, dodici giovani gatti che si annoiavano a morte perché avevano già cacciato i dodici topi, le dodici lucertole e i dodici gechi che il Grande Gatto dalle Dodici Code, aveva assegnato ad ognuno di loro, per tenerli occupati nei 22 anni che avrebbero dovuto vivere.

Andarono quindi a protestare col Grande Gatto dalle Dodici Code, dicendo che trentasei prede per ognuno in ventiquattro anni sembravano un po’ pochine, ma il Grande Gatto dalle Dodici Code disse loro che se avessero diviso ogni preda in dodici parti avrebbero avuto una parte di preda per ognuno per ogni luna di vita, e ne sarebbe pure avanzato qualche pezzo nell’eventualità che qualcuno di loro avesse vissuto di più.

Ma i conti ai dodici gatti non tornavano mai perché dodici prede per dodici pezzi per tre, faceva quattrocentotrentadue che diviso per ventidue faceva diciannovevirgolaseitreseitreseitreecc…, e non capivano quindi come far stare il diciannovevirgolaseitreseitreseitreecc… nel ventidue e nemmeno il dodici nel diciannovevirgolaseitreseitreseitreecc..., per non parlare poi del fatto che in ventidue anni ci sono duecentoottantasei lune, ovvero tredici per ogni anno!

C’è da dire che i gatti non sono mai stati particolarmente abili in matematica, cominciarono quindi una lunga discussione che durò per cinquantadue lune in cui ognuno proponeva una sua teoria, un suo teorema, una sua formula. E così quattro anni di vita passarono, che sommati al primo anno durante il quale avevano consumato tutte le prede, diventano cinque.


Finita quindi quella lunga e infruttuosa discussione si resero conto che avrebbero avuto ancora diciassette lunghi anni da vivere senza prede con cui giocare. Cominciò quindi un nuovo lungo dibattito su chi avesse catturato più prede e chi ne avesse catturate di meno e inevitabilmente si infilarono nuovamente in una ancora più lunga e complessa diatriba su come calcolare le percentuali di prede che ognuno avrebbe dovuto catturare in relazione al tempo disponibile e alle prede catturate da ognuno degli altri.


Capite quindi la complessità dei calcoli in cui quelle piccole menti si andarono ad infilare!

Passarono così ben sedici anni durante i quali si alternavano momenti di grande silenzio in cui ogni gatto meditava e ragionava per conto proprio, a momenti di grandi schiamazzi in cui ognuno esponeva i propri risultati e cercava di imporre la propria tesi, ma inevitabilmente si giungeva alla conclusione che nessuno era stato in grado ancora di trovare la soluzione.


Arrivati alla fine del sedicesimo anno i dodici gatti, ormai molto vecchi e stanchi si resero conto di aver passato la loro vita senza pensare alle prede da catturare e di non essersi affatto annoiati nella loro vita, e che quindi il Grande Gatto dalle Dodici Code non aveva in fondo sbagliato nell’assegnare ad ognuno 12 topi, dodici lucertole e dodici gechi.


C’era però una cosa che in tutti quegli anni non avevano fatto, non si erano dati un nome, e tutti sappiamo quanto importante e magico sia il nome per un gatto, non il nome che noi umani diamo loro, ma il nome astrale, quello che usano per attraversare il ponte.


Decisero così che l’ultimo anno lo avrebbero passato a pensare ognuno al proprio nome. Si riunirono in circolo e meditarono in silenzio per dodici lune e ad ogni luna ogni gatto propose un nome.

Uscirono così dodici nomi bellissimi: Gennaio, Febbraio, Marzo, Aprile, Maggio, Giugno, Luglio, Agosto, Settembre, Ottobre, Novembre e Dicembre.


Mancava però un nome, quello per la tredicesima luna. Si misero di nuovo in circolo a pensare e pian piano, ad uno ad uno, quei dodici gatti che adesso avevano un nome per attraversare il ponte si addormentarono per sempre.


Da allora quando vedete un gatto assopito, o con lo sguardo perso nel vuoto e vi domandate a cosa sta pensando, sappiate che sta continuando il lavoro di quegli antichi dodici gatti e medita su quale sarà il nome che porterà con sé sul ponte allo scoccare della sua tredicesima luna.




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